Nel 1963 è iniziata la nostra avventura, quando lo sport di squadra in gonnella vedeva primeggiare la pallavolo. Il primo marchio che apparve sulle maglie dell’allora Arbor era VB Conf ed il campionato era quello di serie B con risultati alternanti.
Gli anni ’70 hanno rappresentato un periodo di stasi e di involuzione, perché le maggiori risorse degli sponsor erano accentrate nel volley. Con le maglie Burro Giglio nel ‘78, l’Arbor sezione pallavolo si aggiudicava lo scudetto.
Nei primi anni ’80 l’Arbor falliva l’aggancio alla Poule promozione e la serie C era confermata grazie alla Poule Salvezza. Il 21 aprile 1985 al termine dei play-off contro San Lazzaro, l’Arbor vinceva il campionato di serie C ed approdava in serie B. Nella stagione successiva, sempre con il marchio Fotorama, la promozione in serie A sfumava alla quinta e decisiva sfida di play-off contro il Firenze. L’obiettivo rimaneva lo stesso: riprovare.
Con il marchio Isiplast, l’Arbor, allenata da Giovanni Iori e con Roberto Vecchi come assistente (il nostro attuale Presidente), riusciva, al termine della stagione 1986-87 a raggiungere la prima promozione in serie A. Il salto di categoria era notevole e dopo un buon inizio di stagione, l’Isiplast iniziava a soffrire (complice anche una inaspettata “dolce attesa” della giocatrice Bruschi) e il campionato finiva purtroppo con un’amara retrocessione nella serie cadetta.
Nella stagione 1988-89 con Roberto Vecchi in panchina come capo-allenatore, l’Arbor si comportava dignitosamente posizionandosi al quinto posto e nel campionato seguente, la squadra veniva estromessa dai quarti dei play-off dalla formazione felsinea dell’Evangelisti di Civolani, guidata proprio dall’ex allenatore Roberto Vecchi.
Gli anni ’90 indicativi di un periodo in cui il basket femminile iniziava a “camminare con le proprie gambe”. A Daniele Bigliardi si affiancava Romeo Pasquali. L’Arbor cedeva il settore, Pallacanestro Femminile, al nuovo gruppo dirigenziale e nasceva l’Associazione Sportiva Juvenilia. Il salto in A2 sfumava per un’inezia.
Nella stagione 1997-98 la scudettata Cesena chiedeva aiuto economico alla Juvenilia che di buon grado accettava e così avveniva la fusione delle due realtà cestistiche.
Reggio si presentava ai nastri di partenza della serie A1 con la squadra più giovane del torneo e con una sola straniera, Yerusha Brown. La Juvenilia con il nuovo abbinamento SacmaPlast, si dimostrava una realtà concreta con Raimondo Vecchi al timone. La stagione regolare terminava con il raggiungimento della seconda posizione dietro alla Comense, ma durante i play-off i sogni di gloria si infrangevano e la squadra veniva estromessa dalla lotta per lo scudetto dalla più esperta formazione di Priolo.
L’anno successivo, sempre in A1 la Juvenilia affrontava un anno di difficile gestione economica, poiché le risorse erano risicate, purtroppo la squadra non riusciva ad evitare la retrocessione in serie A2, dopo un girone di andata cheinvece faceva ben sperare.
A portare nuova linfa vitale alla Juvenilia giungevano nuove figure dirigenziali provenienti dalla Pallacanestro Reggiana: Mario Ghiacci, Roberto Vecchi (un ritorno). In panchina la coppia formata da Max Menetti e da Giancarlo Giroldi forma l’asse allenatore ed assistente anche responsabile del settore giovanile. Squadra giovane e play-off sfiorati. Le juniores approdano alle finali nazionali di categoria.
Final Four di Coppa di Lega e secondo posto assoluto dietro la corazzata Taranto al termine della stagione 2000/2001, però non bastava per approdare in A1.
Nel 2001/2002 si attuava la trasformazione del Basket Juvenilia in Società Sportiva a Responsabilità Limitata, segnale di un’ulteriore crescita societaria. Però, sul rettangolo di gioco la massima serie sfuggiva per soli due punti e andava a vantaggio del Viterbo.
Nel 2003, erano 40 gli anni di basket femminile a Reggio Emilia e per brindare a quest’anniversario, la Società Juvenilia, con Memar sulle maglie, festeggiava la sognata Promozione in serie A1, dopo tre partite di play-off emozionanti ed un campionato, a fasi altalenanti, ma sempre di vertice.
Parte la grande avventura nella massima serie, nuova la squadra, nuovo lo staff tecnico, al timone di comando Serventi e la ex Zanussi. Gli obiettivi della Società in accordo con i tecnici erano quelli di raggiungere una tranquilla salvezza e di far emergere le giovani atlete del vivaio biancorosso. Centrato il secondo traguardo, ma purtroppo non il primo.
Il 2004/2005 vede ripartire la Società senza rimpianti dalla serie A2, con una squadra che rappresenterà il futuro del Basket Femminile Reggiano. Lo staff tecnico ha il compito di far crescere un gruppo promettente. Si arriva con sorpresa tra le prime otto. La squadra Juniores conquista uno storico secondo posto alle finali nazionali di categoria.
Nel campionato 2005/2006, la società costruisce una squadra per vincere, la Memar approdare alle Final Four di Coppa di Lega ed ai Play off promozione. Si esce sconfitti nella semifinale dopo tre incontri, con qualche rimpianto, battuti da Marghera.
L’anno 2006/2007, vede approdare a Reggio la giocatrice svedese Andersson, che inserita in una squadra giovane ma ben assortita, porta la Memar di Giroldi e Campani a qualificarsi per il secondo anno consecutivo alle Final Four di Coppa di Lega, oltre ad un’ inaspettato primo posto posto in campionato prima delle corazzata Bologna, sconfitta proprio nell’ultima giornata di campionato. Ai play off si vince dopo tre incontri con Udine ed in finale ricapita Bologna. Servono tre incontri per decretare la vincente, la Juvenilia Memar si arrende all’ultimo incontro davanti a quasi 1000 spettatori che tributano alle giovani reggiane un’ovazione che vale una vittoria. Per seguire al meglio il settore giovanile nasce la A.S.D. Reggiana Basket società satellite della Juvenilia e la Polisportiva Juvenilia che segue tutte le manifestazioni sportive estive.e è composto da una squadra under 13 e si sta espandendo con l’attività di reclutamento presso le scuole.